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Il Nowruz: il capodanno “persiano” che si perde nella notte dei tempi.

Newroz píroz be!

(“Felice Nowruz” in Farsi)

In questi giorni, si sta celebrando una delle pratiche più antiche del mondo umano, ovvero quello dell’equinozio di primavera, un evento che per molte popolazioni, in particolar modo aventi religioni non universalistiche, ma non sempre, hanno sempre sentito estremamente importanti.

Una di queste è l’area iranica, sia per quanto riguarda la zona iranica, sia per quanto riguarda l’Asia Centrale, ovvero il Nowruz.

Il Nowruz, chiamato anche Noruz dalla comunità Parsi indiana, rappresenta una delle feste più importanti della cultura iranica nel mondo, non essendo legata al mondo religioso, specialmente quello universalistico e legato al diteismo (divisione netta tra bene e male), ma a tradizioni ancora più arcaiche, che ancora adesso vengono onorate in Asia e non solo.

Non si sa di preciso quando venne celebrato il primo Nowruz, probabilmente intorno agli inizi del primo millennio a.C., ma non ci sono vere prove.

Senofonte fu il primo occidentale a parlare di questa celebrazione, scrivendo che molte persone gli avessero confermato quanto questa pratica fosse antica ed importante.

Nel Libro dei Re, il celebre e importantissimo poema di Fedorwsi, si dà pure una spiegazione al termine Nowruz, ovvero nō (nuovo) e ruz (giorno).

È una festa di rinnovamento, una festa che indica il nuovo anno, basato sull’Atar, il fuoco sacro, che poi venne preso dagli zoroastriani, ma è presente in tante altre culture, basti semplicemente vedere Tabiti ed Hestia, due facce (ben diverse) della stessa medaglia.

Bassorilievo trovato a Persepoli che si ritiene rappresenti la celebrazione del Nowruz.

Dopo il Khane Tekani, ovvero la pulizia celebrativa della casa, del proprio ambiente di lavoro che viene fatta circa due settimane prima del mercoledì sacro, una data molto importante nel Nowruz viene il Chahârshanbe Sûrî, ovvero la venerazione del fuoco, che in quel momento ottiene un aspetto sacrale vitale, l’Atar di cui si è andato a parlare poco prima, tutto questo viene fatto seguendo scrupolosamente i seguenti passi:

  • Alimentare un fuoco in piazza o uno ben più piccolo in casa propria, dandogli rami secchi e profumati, in modo che si crei un ambiente gioviale e di serenità
  • Ballare intorno ad esso
  • Fare il cosiddetto “Salto del Fuoco”, si creano dei piccoli bracieri/tizzoni e si saltano oltre essi dicendo Zardî-ye man az to, sorkhî-ye to az man, ovvero “Il tuo giallo (il peggio) a me, il tuo rosso (il meglio) a me”, non è un rituale atto al lasciare indietro le cose brutte, anzi, esse devono venire con noi, sempre, non cambia nulla saltare più in alto (semmai saltare più in lungo, come fanno i curdi), questo atto viene compiuto per mostrare ancora una volta che ogni persona debba andare avanti, superando gli ostacoli, ma facendosi “sfiorare” (non bruciare, non si è degni di poter toccare l’Atar) da essi, in modo che si capisca come vada avanti la vita.

Dopodiché, vi è il rituale più importante, quello più sentito, quello più amato, ovvero le Sette S (seguendo l’alfabeto persiano), l’’Haft Sîn, dove un tavolo viene imbandito in modo che possa rappresentare i sette Amesa Spenta, gli spiriti Giusti, oppure i simboli della primavera, in caso non si parli di zoroastrismo.

  • Vohu Manah / la vita: si celebra mettendo un pesciolino rosso dentro ad una bella boccia di vetro sul tavolo
  • Asha Vahishta / la legge e l’ordine interiore: si celebra mettendo uno specchio, in modo da vedersi dentro.
  • Khshathra Vairya / l’orgoglio della propria identità: bandiera della propria etnia/nazione/religione
  • Armaiti / la fertilità: un seme di un frutto, legumi, a volte un uovo decorato, quello si usa di solito (ma non ho certezze, non avendo trovato fonti sicure) quando una donna è in gravidanza.
  • Haurvatat / l’acqua, lo scorrere degli eventi: acqua di rose che di solito viene messa dentro una ciottola e la si agita
  • Ameretat / immortalità: Il Samanu, un pudding fatto di grano

Inoltre, spesso vengono posti anche dei libri sacri (avesta e corano per esempio), del melograno e delle monete.

Un buon Nowruz a tutti coloro che lo festeggiano, un buon equinozio di primavera a tutti gli altri!


Riferimenti bibliografici:

  • Senofonte. (s.d.). Anabasi.
  • Firdusi. (s.d.). Il Libro dei Re.
  • Arborio Mella, F. (1995). L’impero persiano: Da Ciro il Grande alla conquista araba: Storia, civiltà, cultura. Edizioni Mursia.

Per approfondire la tematica, dal canale YouTube dell’autore:

  • Storico, divulgatore storico ed insegnante di materie umanistiche. Con un'esperienza decennale nel mondo dell'insegnamento, da cinque anni possiede il canale "Incontri di Storia", dove si occupa soprattutto di Storia Antica, di Mesopotamia, Vicino e Medio Oriente. Attualmente collabora con diverse testate, tra cui "Caput Mundi".

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