Reportage Africa Express: Dinka contro Nuer
Sud Sudan nel caos: rischio nuova guerra civile
Per gentile concessione di Africa-ExPress.info, ripubblichiamo il loro articolo originale
Il più giovane Stato della Terra è nuovamente sull’orlo del precipizio: si teme un nuovo conflitto interno. Uganda dichiara appoggio a Kiir e invia forze speciali. Attacco elicottero dell’ONU.
In Sud Sudan, il fragile accordo di pace, siglato nel 2018 tra Salva Kiir, presidente del Paese (di etnia dinka), e Riek Machar, primo vice-presidente (Nuer), è a rischio più che mai. Malgrado gli appelli alla calma, lanciati dalla comunità internazionale, non si arrestano i combattimenti tra l’esercito fedele al capo dello Stato e un gruppo di giovani combattenti nuer, l'”Armata Bianca”, alleato a Machar.
Scontri a febbraio
Durante la sanguinosa guerra civile del 2013-2018, i miliziani nuer hanno combattuto a fianco delle forze di Machar, contrapposti alle truppe di etnia prevalentemente dinka, fedeli a Kiir.

Gli scontri sono iniziati a febbraio nella contea di Nasir, nello Stato del Alto Nilo. A tutt’oggi non sono ancora chiare le reale ragioni. Secondo quanto riportato da Human Rights Wach, non si esclude che i disordini possono essere stati provocati dal disarmo forzato.
La Missione dell’ONU in Sud Sudan (UNMISS) ha confermato che negli scontri avvenuti nell’Alto Nilo sono state utilizzate anche armi pesanti.

Arrestati fedelissimi di Machar
Le violenze si sono poi intensificate dopo l’arresto di due ministri (uno dei quali è stato poi rilasciato) e di diversi alti ufficiali militari, alleati di Riek Machar.
Venerdì scorso, è stato attaccato un elicottero di UNMISS, mentre stava evacuando un alto ufficiale e soldati da Nasir, dopo che la base dei governativi è stata assaltata dall’ “Armata Bianca”. Durante l’aggressione all’aeromobile è morto un membro dello staff di UNMISS, 27 soldati sud sudanesi e il generale maggiore Majur Dak. Secondo le Nazioni Unite, tale assalto potrebbe costituire un crimine di guerra.
USA rimpatria personale
Con l’intensificarsi dei combattimenti, il dipartimento di Stato di Washington ha richiamato in patria il personale non strettamente indispensabile.
Yasmine Sooka, rappresentante della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha sottolineato: ”I recenti scontri nel nord-est del più giovane Stato della Terra (il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel luglio del 2011) rischiano di compromettere anni di intenso lavoro per portare la pace nel Paese”. La Sooka ha chiesto l’immediata cessazione delle ostilità delle parti.
Il presidente Salva Kiir ha pregato la popolazione di mantenere la calma e ha assicurato che il Paese non ripiomberà in un’altra guerra civile.
Truppe ugandesi
Questa mattina, Muhoozi Kainerugaba, capo dell’esercito di Kampala, nonché figlio di Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, ha annunciato di aver inviato forze speciali a Juba per “mettere in sicurezza” la capitale. Tuttavia il ministro dell’Informazione del Sud Sudan ha smentito categoricamente la presenza delle truppe di Muhoozi nel Paese.

Insomma un vero e proprio giallo, visto che un portavoce militare ugandese ha affermato che proprio il governo di Juba avrebbe richiesto l’invio delle truppe di Kampala. E sul suo account twitter il figlio di Museveni ha dichiarato di sostenere Salva Kiir.

Ora bisogna capire quali sono le reali intenzioni del figlio di Museveni, perchè già ora si parla di interferenze da parte dell’Uganda, criticata anche nel 2013 e nel 2016 per i suoi interventi militari nel Sud Sudan.
Correva l’anno 2011, quando i primi di febbraio Omar al Bashir, allora presidente del Sudan, annunciava i risultati del referendum: il 98,83 per cento delle schede a favore della secessione; i sud sudanesi avevano scelto l’indipendenza. La vittoria dei sì – giunta dopo oltre trent’anni di guerra – viene festeggiata nelle città e nei villaggi del sud. Ma, secondo gli accordi di pace di allora, l’indipendenza venne proclamata il 9 luglio 2011.
Guerra civile 2013-2018
Dopo un breve periodo di pace, una nuova guerra è all’orizzonte: gli scontri tra le forze governative e quelle degli insorti fedeli a Machar, sono cominciati quando il presidente dinka Kiir ha accusato il suo vice, nuer, di aver complottato contro di lui, tentando un colpo di Stato. Le prime scaramucce sono scoppiate il 15 dicembre 2013 nelle strade di Juba, ma ben presto sono iniziati combattimenti anche a Bor e Bentiu. Vecchi rancori politici ed etnici mai risolti, non hanno fatto che alimentare il sanguinoso conflitto.
Elezioni generali nel 2026
Molti sud sudanesi non hanno mai conosciuto la pace. Anche dopo la firma dell’accordo del 2018, diverse zone del Paese sono state teatro di scontri tra comunità, aggressioni di militari e gruppi armati. E le tanto ambite elezioni presidenziali sono state rinviate per l’ennesima volta al 2026, le prime dopo la dichiarazione dell’indipendenza.