Ramadan Calendar: Arianne Ghersi intervista Hanieh Tarkian

A fronte della complessità dei mutevoli scenari geopolitici di cui il Medio Oriente è costante protagonista, dinanzi ad eventi con risvolti sia locali che internazionali, diventa quanto mai opportuno non solo documentare ed analizzare i fatti, bensì comprendere anche in qual modo siano percepiti da chi abbia diretta conoscenza della cultura e del pensiero locali.
Per tale ragione, si è deciso di pubblicare l’intervista ad una voce vicina alle posizioni del governo iraniano, la dottoressa Hanieh Tarkian, una donna Italo-iraniana, che ha completato il dottorato in Scienze Islamiche presso il Jamiat az-Zahra, il più importante centro femminile di studi islamici dell’Iran, ha conseguito un Master in Relazioni Internazionali e Studi Strategici ed è attualmente docente e coordinatrice del Master in lingua italiana in Studi Islamici organizzato dall’Università internazionale Al-Mustafa (Iran).
Esistono tradizioni internazionali o più locali che “celebrino” l’avvicinarsi del ramadan?
Durante il mese di ramadan i musulmani si astengono dal mangiare, dal bere e da alcune altre azioni dall’alba fino al tramonto. Il digiuno in realtà è uno degli atti di adorazione prescritto in tutte le religioni divine e svolge un ruolo importante nell’edificazione spirituale dell’uomo, perché gli permette di controllare le proprie inclinazioni e passioni.
Proprio per tale importanza, l’avvicinarsi del mese di ramadan è sempre accolto da varie celebrazioni e preparazioni: alcune sono legate a usi e costumi locali, altre invece sono diffuse a livello mondiale; per esempio, la pulizia e l’abbellimento di moschee e centri di preghiera per accogliere i credenti nel migliore dei modi, secondo l’ospitalità islamica.
Uno degli atti meritori che si può compiere per accogliere il mese del digiuno è l’avvistamento della luna nuova, l’ultima sera del mese di shawwal, ossia il mese che precede il mese di ramadan, perché ricordiamo che il calendario islamico è un calendario lunare. Ramadan è il mese in cui è stato rivelato il Corano, pertanto, si organizzano incontri di lettura di questo testo sacro, inoltre è meritorio offrire il pasto dell’iftar (ossia di rottura del digiuno), quindi succede spesso di invitare o essere invitati da amici e/o parenti per consumare tale pasto insieme.
Come si vede nel video, è già diffuso il consumo di calendari legati al ramadan?
Questa forma di incoraggiamento rivolta soprattutto ai giovani, in qualche modo vi era già, nel senso che attraverso regali o simili si incoraggiano i più giovani a digiunare, e questo è sempre avvenuto, tuttavia, il fenomeno dei Ramadan Calendar è piuttosto recente. Penso che questo sia legato anche alla diffusione, purtroppo, del fenomeno consumista nelle comunità musulmane, nonché all’utilizzo sempre maggiore dei social media che contribuiscono alla diffusione di nuovi prodotti.
Vorrei inoltre precisare che il Ramadan Calendar è diverso dal calendario dell’avvento, infatti nel caso del calendario dell’avvento si contano i giorni che mancano al Natale, mentre nel caso del Ramadan Calendar, ramadan è già iniziato e si contano i giorni fino alla fine del mese e l’arrivo della festa di Eid al-Fitr che è una delle due feste più importanti della comunità musulmana.
È teologicamente corretto che una “tradizione” come il calendario dell’avvento cristiano sia traslata in chiave islamica?
Il calendario dell’avvento stesso è un fenomeno piuttosto recente, utilizzato per la prima volta dai luterani tedeschi nel XIX e XX secolo, da allora si è diffuso ad altre denominazioni cristiane, tra cui quella cattolica. Come dicevo prima, incoraggiare i giovani a digiunare attraverso doni e simili è sempre stata una pratica presente nella tradizione islamica, ovviamente la globalizzazione è un fenomeno che favorisce l’incontro di varie culture e tradizioni, ed è possibile che come in questo caso usi peculiari di una tradizione siano di ispirazione per altre culture e religioni.
Penso che il problema teologico principale in questo caso sia l’aspetto consumistico e, in particolare nel caso del video, l’acquisto e l’uso di prodotti legati a multinazionali che creano tutta una serie di problematiche. Innanzitutto, i loro operai si trovano spesso a lavorare in condizioni disumane, sottopagati, senza alcun diritto, in una sorta di schiavitù moderna. Le loro industrie, spesso dislocate in paesi svantaggiati, inquinano l’ambiente e di norma sono riconducibili a lobby, gruppi o governi (come gli Stati Uniti) che non sono alleati dei popoli musulmani e le cui politiche hanno creato gravi problemi nelle nazioni islamiche.