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Combat Medicine: esercito ucraino e russo a confronto.

Lezioni utili per la NATO

Il mondo dell’Intelligence militare è complesso ed estremamente eterogeneo. Le informazioni a disposizione degli analisti militari provengono da una quantità di risorse più o meno grande che è determinata da diverse variabili. La tipologia di queste risorse classifica i diversi tipi di intelligence identificate da specifici acronimi. Per fare solo alcuni esempi possiamo citare la IMINT (Imagery Intelligence), che è l’attività di raccolta di informazioni mediante l’analisi di fotografie aeree o satellitari, oppure lo HUMINT (Human Intelligence) che è specificatamente riferita alla categoria di intelligence derivata da informazioni raccolte e fornite da fonti umane o altro esempio ancora può essere il SIGINT (Signal Intelligence) che si occupa della raccolta di informazioni mediante l’intercettazione e analisi di segnali, sia emessi tra persone (ad esempio comunicazioni radio o telefoniche) sia tra macchine (e in quel caso si classificherà come Elettronic Intelligence).

Fra le numerose tipologie a cui accennavo, ve ne è una molto particolare e conosciuta probabilmente soltanto dagli addetti ai lavori che viene identificata con l’acronimo MEDINT (Medical Intelligence) che si occupa specificatamente della ricerca ed elaborazione di dati informativi di natura bio-scientifica, bio-medica, epidemiologica, ambientale ed altro, relative alla salute umana o veterinaria. Per provare a fare più chiarezza, faccio un esempio specifico, riferito al conflitto in corso tra russia ed ucraina. Prima dell’inizio del conflitto la DIA[1] (Defence Intelligence Agency) americana, mentre monitorava quelle che i russi dichiaravano come esercitazioni congiunte con l’esercito bielorusso ai confini con l’Ucraina, osservò in alcune foto satellitari, specifici reparti della logistica russa intenti nel montaggio di ospedali da campo nelle vicinanze della cittadina di Prypjat, a pochissimi km dal confine tra Bielorussia ed Ucraina. Quelle foto fecero scattare il primo campanello d’allarme nelle sale degli analisti americani che cominciarono a dubitare in merito al reale scopo della presenza militare russa ai confini con l’Ucraina. Dopo poche settimane, nelle stanze degli analisti della DIA, apparvero chiare le intenzioni di Putin quando arrivò la conferma che, presso quegli ospedali da campo russi, era arrivato un considerevole quantitativo di sacche di sangue, una risorsa troppo preziosa e deperibile nel tempo per essere usata per una esercitazione militare.

Chiarito l’interesse che possono avere informazioni di questo tipo, ma che afferiscono più al livello strategico delle informazioni, di pari enorme interesse sono le considerazioni sul livello tattico della medicina da combattimento (Combat Medicine).

La Combat Medicine dell’Esercito Ucraino

Nel livello tattico, la medicina da combattimento viene identificata come l’abilità di stabilizzare, evacuare e trattare i feriti dalla linea di contatto con il nemico. Essa ha forti impatti immediati sia sulla capacità delle unità da combattimento sia sul morale degli operatori. Dal lato del fronte ucraino, con una densità di forze dove ad una squadra (6-10 uomini) viene assegnato un fronte anche superiore ai 200 metri e con una profondità di dispiegamento intorno ai 7 km per ogni singolo battaglione, la presenza di unità medic a contatto con le forze può essere garantita con grandi limitazioni numeriche. Oltretutto la distanza tra le postazioni da combattimento e l’elevata presenza di droni FPV[2] russi rende estremamente pericolosa l’evacuazione medica. Per mitigare questa limitazione, le forze armate ucraine hanno investito tantissimo sull’addestramento medico di auto soccorso. I singoli operatori vengono formati per essere in grado di stabilizzare le loro ferite nei primi momenti dell’incidente (applicazione del laccio emostatico, tamponamento di ferite sul tronco, auto somministrazione di farmaci di base). I medici, dal momento del ferimento, danno istruzioni via radio ai singoli soldati sul come comportarsi e segnano gli orari in cui vengono applicati i lacci emostatici (il controllo medico centralizzato di questo parametro ha ridotto notevolmente il rischio di amputazioni per tourniquet[3] applicati per troppo tempo). Nel caso del fronte ucraino l’evacuazione medica dei feriti è molto complicata e, per essere condotta, oltre a dover essere pianificata attentamente viene solitamente condotta di notte o in condizioni atmosferiche favorevoli (presenza di nebbia o di pioggia).

Molto spesso per essere effettuate hanno bisogno del supporto del fuoco di artiglieria e di cortine nebbiogene che proteggano le unità di evacuazione. Per questo motivo l’intervallo di tempo tra il ferimento di un operatore e il momento della sua evacuazione dalla prima linea, può richiedere ore o addirittura giorni (nei casi di ferimenti lievi o quando i soldati riescono a stabilizzarsi da soli). Nel caso di ferimenti gravi, molto spesso i commilitoni si assumono il rischio di tentare l’evacuazione medica del ferito senza le condizioni di sicurezza adeguate causando a volte il ferimento di altri soldati o addirittura la loro stessa morte. Recentemente, in alcuni casi, è iniziato l’uso sperimentale di UGV[4] (Uncrewed Ground Vehicles) progettati e creati per l’evacuazione medica dei feriti tramite droni terrestri. Proprio per venire incontro a questa esigenza il Ministero delle industrie strategiche e il Ministero della difesa, sensibilizzati sulla questione di prioritario interesse, stanno impiegano considerevoli risorse per sviluppare in maniera consistente ed efficace questa capacità[5].

Una volta che i feriti vengono evacuati dalla linea di contatto, i feriti vengono portati in un primo punto di stabilizzazione medica (in alcuni casi distanti anche meno di un km dalle postazioni di combattimento) dove si procede alla stabilizzazione delle ferite da parte di team di medici e infermieri, in grado di somministrare anestetici e di effettuare le prime operazioni chirurgiche di contenimento danni (c.d. damage control surgery). Compito di questa rete di punti di stabilizzazione, vero caposaldo del trattamento di emergenza ucraino, è quello di fare tutto il possibile per garantire che il ferito possa essere mantenuto in vita abbastanza a lungo da poter raggiungere il più vicino ospedale militare, situato in profondità nel territorio ucraino.

Molto spesso i punti di stabilizzazione medica, per via della loro vicinanza alla linea di contatto, sono costretti ad operare sotto bombardamento nemico e si devono confrontare con il problema delle interruzioni sulle linee di rifornimento logistico o con quello dei danni sulle linee di approvvigionamento energetico che impatta sulla capacità di conservazione dei farmaci e degli emoderivati (l’utilizzo dei generatori di corrente d’emergenza per via della loro rumorosità è proibitivo nelle vicinanze del fronte).

Anche per questo, sempre più spesso, le forze armate ucraine hanno affrontato questo problema costruendo i punti di stabilizzazione medica in strutture sotterranee rinforzate e protette.

Vale la pena sottolineare un altro aspetto connesso con la combat medicine ucraina di prima linea che ha un enorme valore per i soldati delle unità ucraine: l’evacuazione dei corpi dei caduti. Il recupero delle salme dalle posizioni di combattimento è importante per due motivi fondamentali. Il primo è strettamente connesso con il morale delle truppe: sapere che il tuo comando farà qualsiasi cosa per recuperare la tua salma e non ti abbandonerà sul campo di battaglia, anche se può sembrare controintuitivo, è in grado di dare un grande contributo nel non fare crollare il morale dei soldati in prima linea. La seconda motivazione è invece connessa con la situazione economica delle proprie famiglie: essere recuperato dal campo di battaglia e classificato come KIA (Killed in Action) e non come MIA (Missing in Action), è fondamentale per le famiglie dei soldati per poter accedere ai compensi monetari statali destinati alle famiglie dei caduti. Tuttavia, il recupero dei corpi dei caduti è rischioso tanto quanto l’evacuazione dei feriti. Anche queste sono attività che devono essere pianificate con cura e condotte di notte o, come dicevamo prima, con condizioni atmosferiche idonee. A complicare questo compito, a volte le salme rimangono sul terreno esposte al fuoco di artiglieria e all’arrivo delle FAB[6] che spesso sotterrano i corpi con i detriti spostati dall’esplosione o li distruggono a tal punto da non essere più recuperabili. Per questo motivo il Ministero della difesa ucraino ha studiato una proposta di legge idonea che consenta di classificare i dispersi in azione come morti in combattimento, anche quando si abbiano soltanto le coordinate della salma del soldato riconosciuta da un drone da ricognizione sul campo di battaglia.

La Combat Medicine dell’Esercito Russo

Anche per le Forze Armate Russe il primo step dell’evacuazione medica deve necessariamente contare sulla componente di auto-soccorso del singolo soldato per via delle condizioni di pericolosità presenti in prima linea. Ma, a differenza di quanto avviene per le unità ucraine, i soldati russi devono fronteggiare una scarsità cronica di materiali medici di primo soccorso. Kit contenenti lacci emostatici, bende compressive ed antidolorifici vengono distribuiti soltanto alle unità di élite. Frequenti sono i video girati dai soldati russi delle unità meno fortunate, dove si può vedere che al posto dei lacci emostatici tattici vengono utilizzati dei rudimentali elastici di gomma. Tuttavia, recentemente il Comando della Sanità militare russa (MMMD – Main Military Medical Directorate) ha deciso di investire risorse, in termini logistici e di addestramento del singolo, per superare questa scarsa attenzione verso il primo soccorso, retaggio dell’epoca sovietica.

Una volta evacuati (con le stesse difficoltà che devono affrontare gli ucraini), i feriti vengo trasportati verso il primo posto di medicazione, che solitamente è quello istituito a livello reggimentale o, in alternativa, quello a livello brigata. Se le ferite sono troppo gravi per essere trattate in questi posti di medicazione, i feriti vengono ulteriormente evacuati verso i Battaglioni Medici, che sono le unità che hanno le equipe mediche e le strutture operatorie idonee per fornire le operazioni chirurgiche di contenimento danni (rischiando così di allungare inutilmente le tempistiche di intervento).

La catena di evacuazione medica russa dispone inoltre di una ulteriore pedina composta da unità mediche mobili rinforzate da medici specialisti (Specialized Medical Aid Groups). Queste pedine mobili vengono posizionate sul terreno per coadiuvare i Battaglioni Medici e sono impiegate direttamente dallo Stato Maggiore russo per tamponare le grandi masse di feriti in un determinato settore critico del fronte.

Una volta stabilizzati, anche i soldati russi vengono successivamente evacuati verso gli Ospedali militari situati in madrepatria dove vengono sottoposti a cure più specifiche o riabilitative[7].

Una significativa differenza che va evidenziata è il differente approccio ai feriti che è un chiaro riflesso delle motivazioni dei due eserciti. Mentre le truppe ucraine combattono per la difesa della loro patria e delle loro famiglie, i soldati russi, nella quasi totalità dei casi, sono mossi da motivazioni esclusivamente finanziarie. Le truppe russe ricevono paghe e bonus molto alti per arruolarsi ed essere inviati a combattere in Ucraina e, in caso di morte, sanno che le loro famiglie riceveranno compensazioni finanziarie importanti in grado di migliorare il loro standard di vita. Ma essendo mossi da motivazioni esclusivamente finanziarie, lo spirito di corpo all’interno delle unità russe è debole e fa emergere un limite evidente: i soldati russi sono molto meno motivati a rischiare personalmente per il recupero dei loro feriti e dei loro morti.

Recentemente, a causa della complicata situazione dell’economia russa, le compensazioni economiche per i soldati russi feriti in combattimento sono considerevolmente diminuite e, come per l’esercito ucraino, per le famiglie i cui parenti risultano dispersi in battaglia non è prevista alcuna compensazione finanziaria[8].

Inoltre, vi sono due criticità che la catena di evacuazione medica russa si trova costantemente a dover affrontare: una è la carenza di medici militari specialistici (anestesisti, neurochirurghi ed esperti in chirurgia toracica) e l’altra è la carenza di disponibilità di emoderivati in alcuni Battaglioni Medici (al punto che in alcuni casi il personale medico ed infermieristico si è sottoposto a donazioni volontarie nel momento dei bisogni più urgenti). Ma per entrambe le criticità, nel corso del 2024, il Comando della Sanità militare russa ha adottato delle misure per mitigare i danni: ad esempio è stato deciso l’invio in Ucraina anche di medici in fase di specializzazione non completamente formati.

Lezioni per la NATO

Il JSEC (Joint Support and Enabling Command) della NATO, ente dell’alleanza incaricato di coordinare la logistica di proiezione inclusa la componente sanitaria, dall’inizio del conflitto russo-ucraino guarda con attenzione a quanto sta succedendo e cerca di studiare le possibili soluzioni più idonee per i conflitti futuri. Lo scenario futuro per le evacuazioni mediche sarà diverso dall’esperienza della NATO in Afghanistan e in Iraq, si dovrà far fronte a zone di guerra più ampie, con un maggior numero di feriti e dove, molto probabilmente, l’evacuazione medica non potrà essere condotta da assetti ad ala rotante per via di una superiorità aerea difficilmente raggiungibile.

Per questo motivo l’Alleanza ha in programma di coordinare il trasporto di un numero elevato di feriti lontano dalla prima linea, utilizzando veri e propri treni ospedalieri che siano in grado di garantire rapidamente cure della qualità il più alta possibile per un grande numero di feriti.

La sfida futura, in caso di un ipotetico conflitto con la Russia, potrebbe dover essere quello di trasportare feriti per distanze elevate costringendo a dover prendere in considerazione tutte le opzioni possibili quindi non solo treni ma anche autobus (cosa che già avviene per l’esercito ucraino).

Il Global Surgical and Medical Support Group (GSMSG), un’organizzazione non governativa americana che fornisce assistenza medica e formazione nelle zone di conflitto e che opera con un suo gruppo in Ucraina dal marzo del 2022, recentemente ha pubblicato uno studio molto interessante mettendo a confronto la combat medicine durante le operazioni diverse dalla guerra (ad es. la counter insurgency in Afghanistan o il surge in Iraq) e durante le operazioni di guerra (sfruttando appunto l’esperienza acquisita in Ucraina)[9]. Al termine dello studio i medici del GSMSG hanno elencato una serie di spunti di riflessione molto utili dai quali poter trarre utilissime lezioni apprese. Solo per citarne alcune: l’importanza delle piastre laterali dei giubbotti antiproiettile per limitare i danni agli organi, il dover affrontare traumi multi-sistemici ad un numero elevato di personale, la necessità di far operare i team chirurgici avanzati in strutture sotterranee rinforzate e il numero considerevolmente maggiore di risorse mediche necessarie per fronteggiare l’elevato numero di feriti.

In conclusione, dal punto di vista tattico, una delle priorità per gli eserciti della NATO è l’aggiornamento della dottrina medica poiché quella attuale è di difficile attuazione nelle moderne situazioni dei conflitti in corso. I team medici non sono attualmente equipaggiati ed addestrati per affrontare il volume di feriti che genera un conflitto su larga scala, dovendo oltretutto verosimilmente farlo in condizioni di sicurezza precarie o sotto intenso fuoco nemico.

Per dirla con le parole di Jack Watling, senior research fellow per il Land Warfare del RUSI: “Poiché il carattere della minaccia continua ad evolversi, è importante assicurarsi che le forze armate della NATO si adattino per affrontare le sfide di domani, piuttosto che perfezionare l’esecuzione della dottrina passata”.


Note e riferimenti bibliografici:

[1] La Defense Intelligence Agency (DIA) è un’agenzia di intelligence e un’agenzia di supporto al combattimento del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD), specializzata in difesa e intelligence militare. Componente del Dipartimento della Difesa e della Comunità di Intelligence (IC), la DIA informa i responsabili delle politiche nazionali civili e di difesa sulle intenzioni e le capacità militari dei governi stranieri e degli attori non statali.

[2]  FPV è l’acronimo in inglese per First Person View, ovvero visuale in prima persona.

[3] il tourniquet è una tipologia di laccio per emostasi arteriosa; coadiuvati da una leva, mettendo in torsione il laccio, permette di generare un’elevata forza tale da garantire l’arresto del flusso sanguigno arterioso. Tale leva può essere mantenuta ferma in avvitamento da un gancio.

[4] Un veicolo terrestre senza pilota (UGV), noto anche colloquialmente come robot corazzato (ARB), è un veicolo che opera a contatto con il suolo senza una presenza umana a bordo. Gli UGV possono essere utilizzati per molte applicazioni in cui è scomodo, pericoloso, costoso o impossibile utilizzare un operatore umano a bordo.

[5] https://mspu.gov.ua/en/news/robotic-systems-and-armoured-vehicles-demonstration-tests-of-medical-evacuation-equipment-were-held

[6] Le FAB sono bombe aeronautiche a caduta ad alto potenziale esplosivo.

[7] https://www.cna.org/reports/2024/11/We-Need-a-Medic-a_4920.pdf

[8] Recentemente sono apparsi video di soldati russi che hanno filmato unità del genio russo impegnate a nascondere in fosse comuni i corpi di numerosi caduti. Durante il video si sentono i soldati affermare che queste operazioni vengono fatte volontariamente per evitare di pagare le compensazioni alle famiglie.

[9] https://journals.lww.com/journalacs/fulltext/2023/08000/putting_medical_boots_on_the_ground__lessons_from.31

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