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Decadimento digitale: la perdita di memoria su Internet

L’errore 404, che indica l’inaccessibilità di una pagina web, è sempre più comune. Questo fenomeno, noto come decadimento digitale, evidenzia la fragilità della memoria collettiva online. Nonostante l’aumento esponenziale della produzione di contenuti, la loro persistenza nel tempo è sempre meno garantita, con implicazioni significative per la conservazione del sapere e la ricerca storica.

Uno studio del Pew Research Center ha evidenziato che il 38% delle pagine web esistenti nel 2013 non è più accessibile un decennio dopo. Inoltre, il 23% delle pagine di notizie contiene almeno un collegamento non funzionante, mentre il 21% dei siti governativi presenta link ormai inattivi. Ancora più critico è il caso di Wikipedia, dove il 54% delle pagine include riferimenti a collegamenti non più esistenti, compromettendo la possibilità di verificare le fonti e accedere a informazioni precedentemente disponibili. La riduzione della reperibilità di queste fonti rappresenta un problema per la documentazione storica e la trasmissione della conoscenza.

Le cause del decadimento digitale sono molteplici. Da un lato, fattori economici e gestionali portano alla rimozione di pagine, alla mancata manutenzione dei domini o alla riorganizzazione dei contenuti senza adeguati reindirizzamenti. Dall’altro, il modello di fruizione basato sui social network privilegia contenuti effimeri, pensati per un consumo immediato piuttosto che per una conservazione a lungo termine. Prendendo in esame X, emerge che un post su cinque non è più visibile già pochi mesi dopo la sua pubblicazione: nel 60% dei casi l’account è diventato privato, sospeso o cancellato, mentre nel 40% si tratta di post eliminati. Inoltre, il 40% dei post su X pubblicati in arabo e turco non è più disponibile dopo appena tre mesi.

Altro elemento critico riguarda il ruolo delle piattaforme digitali nella gestione della memoria collettiva: spesso non forniscono strumenti adeguati alla preservazione a lungo termine dei contenuti. La natura stessa della conservazione digitale introduce rischi legati alla durabilità dei supporti e alla vulnerabilità dei sistemi: a differenza dei documenti cartacei o delle incisioni storiche, i dati digitali possono essere persi irreversibilmente a causa di guasti tecnici, obsolescenza o modifiche delle infrastrutture cloud. Anche solo considerando lo spazio di archiviazione disponibile, sorgono interrogativi su quali contenuti meritino di essere preservati e chi debba assumersi la responsabilità della loro conservazione.

Il logo della giornata mondiale 2024 per la tutela dei dati digitali.

Di fronte a queste sfide, è essenziale sviluppare strategie di archiviazione affidabili e sostenibili, tenendo conto di diversi aspetti tecnici e organizzativi. Il decadimento digitale non è solo una questione di perdita accidentale di dati, ma anche di scelte deliberate nella gestione delle risorse informatiche e delle priorità di conservazione. Progetti come l’Internet Archive offrono soluzioni per mitigare il fenomeno, archiviando copie di pagine web e documenti, ma queste iniziative da sole non bastano: è necessario un impegno collettivo per stabilire criteri chiari su cosa conservare e per quanto tempo.

La collaborazione tra istituzioni pubbliche, aziende tecnologiche e utenti finali potrebbe favorire la creazione di standard condivisi per l’archiviazione a lungo termine. Ad esempio, l’adozione del versioning dei contenuti, ovvero il mantenimento di più versioni di uno stesso documento, potrebbe garantire un accesso più stabile alle informazioni. Il backup distribuito, che prevede la conservazione dei dati su più server indipendenti, riduce il rischio di perdita dovuto a guasti localizzati. Inoltre, la scelta di formati digitali durevoli, non dipendenti da software proprietari, può facilitare la leggibilità futura dei documenti archiviati.

In definitiva, affrontare il decadimento digitale richiede un approccio strutturato e condiviso. Progetti come l’Internet Archive e iniziative accademiche di digital preservation rappresentano passi importanti, ma è fondamentale un impegno collettivo e una maggiore consapevolezza sulla necessità di preservare la memoria storica in un contesto digitale in continua evoluzione.


Riferimenti bibliografici:

  • Programmatore che si interroga sull'impatto della tecnologia nelle relazioni umane e sull'interazione uomo-macchina.
    Si interessa particolarmente di come le innovazioni tecnologiche debbano supportare e migliorare la vita delle categorie sociali più vulnerabili, più che il contrario.
    Host del podcast "Occhio al Mondo", dove parla in modo accessibile di tecnologia e web.
    "Sono il tizio che parla di cose di computer su internet"

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