GeopoliticaGeopolitica e Relazioni InternazionaliNarrativaScienze Sociali e Umanistiche

Il jihad spettacolarizzato dalle serie TV

In un’epoca caratterizzata dalla creazione televisiva di fatti storici e dalla rappresentazione di molti libri ritenuti “classici” od addirittura “caposaldi della letteratura”, non ci si poteva certo aspettare che il terrorismo islamico fosse risparmiato.

Il primo esperimento è stato “El Principe”, serie spagnola trasmessa da Canale 5 dal 2014 al 2016. La trama è indubbiamente stucchevole: un agente segreto sotto copertura, in missione nel commissariato di Ceuta, viene incaricato di intercettare il maggior numero di informazioni relative ai carichi di droga transitanti nell’enclave spagnola.

Locandina della serie TV: “El Principe”

Come ogni soap che si rispetti, il protagonista si innamora ed è ricambiato da una giovane e bellissima ragazza marocchina, impegnata nel sociale, appartenente ad una famiglia conservatrice, sorella di uno dei più importanti narcotrafficanti della zona. Quando notai l’esordire di questa serie posso ammettere di essere stata scettica in quanto la prima stagione poteva essere riassunta in uno strappo di petali di una margherita, ritmato da un “m’ama, non m’ama”.

Gli ascolti calarono alla seconda, quando in realtà il prodotto raggiungeva uno standard qualitativo più accettabile: la bella marocchina data in sposa, in un’unione combinata, ad un uomo potente ed affascinante della zona. Solo lo scorrere delle puntate ha fatto emergere che il consorte della coprotagonista era in realtà un mercante di uomini che, in cambio di cospicue somme di denaro, si occupava di reclutare e di condurre a destinazione aspiranti martiri suicidi pronti alla morte per la causa jihadista.

La trama, nella terza stagione diffusa ad orari improponibili e su canali di nicchia, ha poi ripreso il filo della soap romantica, nella vana speranza di recuperare lo share perso. La serie, se guardata con occhio “critico”, avrebbe avuto un grandissimo merito: illuminare i nostri connazionali sull’ambivalenza dei territori spagnoli in Africa e forse, in concomitanza alle notizie pervenute riguardo la traversata a nuoto di molti migranti dal Marocco, sarebbero stati colti meno impreparati.


Un altro prodotto degno di nota è “Kalifat“, visibile su Netflix. Questa serie è qualitativamente migliore in quanto non si è cercato di raggiungere un pubblico attento alle storie romantiche. La produzione è svedese e questo fa sì che il racconto sia essenziale e molto chiaro nella descrizione dei rapporti di causa-effetto.

Locandina della serie TV: “Kalifat”

Si narra la vicenda di una coppia di Stoccolma che, attratta dall’esistenza di uno stato migliore, si trasferisce in Siria. La loro storia si intreccia ad alcune indagini dell’intelligence del paese legate al reclutamento di giovani donne disponibili a compiere attentati in nord Europa oppure sensibili all’idea di trasferirsi nel Califfato per aumentare il numero di spose disponibili per i combattenti.

Il finale è tragico, amaro ed assolutamente realistico: solo poche ragazze si salvano, altre invece, troppo convinte di vivere una favola, finiscono preda di un meccanismo malvagio. La ricostruzione dei luoghi, delle dinamiche sociali e dei dialoghi è molto curata e questo fa sì che la serie sia assolutamente consigliabile.


Quanto descritto ha il preciso intento di chiarire come, anche la visione di un programma televisivo, ha un’importanza nella cultura di ognuno di noi. La nostra voglia di allenare la capacità critica e l’intenzione di approfondire nuovi argomenti è sempre auspicabile, anche se avviene attraverso mezzi inconsueti.

Ciò che spesso dimentica chi ha studiato in modo molto approfondito una tematica è l’abilità di suggestione che alcune serie televisive hanno. Mentre “El Principe” sminuisce un problema che in Spagna è molto sentito, “Kalifat” dona una visione semplice e netta di ciò che può aver attratto molti europei, definisce con chiarezza la macchina amministrativa di uno stato e riporta alla luce in modo inedito il problema che attanaglia la società moderna, ovvero l’integrazione.

  • Dott.ssa in Scienze Internazionali Diplomatiche, Master in “Religioni e Mediazione culturale” e Master in “Antiterrorismo Internazionale”.
    Esperienze formative maturate presso Radio Vaticana e la Camera dei Deputati.
    Dal 2021 al 2023 membro del Comitato di Direzione della Rivista "Coscienza e Libertà", organo di stampa dell’Associazione Internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR).
    Fondatore del blog "Caput Mundi", supervisore sezione "Geopolitica" Nord Africa e Medio Oriente, cura le pubbliche relazioni del sito ed i contatti con l'esterno.
    Redattrice per “Il Talebano” e collaboratrice editoriale presso radio RVS, network hopemedia.it.

    Visualizza tutti gli articoli
Ti è piaciuto questo articolo? Apprezzi i contenuti di "Caput Mundi"? Allora sostienici!

Commenti riguardo “Il jihad spettacolarizzato dalle serie TV

  • Una bellissima disamina che coniuga la fruibilità televisiva con approfondimenti specialistici

I commenti sono chiusi